DECRETO ENTI LOCALI, PER LA SANITÀ ENNESIMA SÒLA

FUCKSIA (M5S). Signor Presidente, colleghi, non vi smentite mai: ennesimo decreto-legge calderone, ennesima fiducia, ennesima sòla. Come si dice a Roma: mai ‘na gioia!

È da quindici anni che provate a rendere i medici ragionieri, con tutto il rispetto per la categoria. Parlate di efficacia e di efficienza senza avere idea del significato delle parole e volete sottomettere scienza, valori e diritti all’arido calcolo dei numeri. Se i camici bianchi spendono 13 miliardi all’anno per la medicina difensiva è solo colpa di un sistema politico strisciante e corrotto, che si è inserito nelle corsie degli ospedali e negli uffici in ordine sparso dei distretti territoriali. Questa non è una mia dichiarazione, ma cronaca giudiziaria di tutti i giorni.

Per efficientare un sistema, che di certo non è inefficiente (spendiamo un cinquantesimo rispetto ai Paesi civili), occorre ritornare alla responsabilità dei ruoli, alla diversificazione delle responsabilità e al semplice criterio meritocratico: basta figli, fratelli, nipoti, amiche e amichette di nomi illustri, che scaldano inappropriatamente poltrone all’interno del nostro Servizio sanitario.

Maggiore efficienza – sono ripetitiva in questo – si ottiene con la digitalizzazione. Sapete cosa è successo nella mia città – Fabriano – solo la scorsa settimana? Ricovero tempestivo di una persona cara con iniziale emorragia endocranica; un monitoraggio di una settimana per non salvare una persona e non dare neanche una diagnosi precisa. La ciliegina sulla torta è però stata la refertazione della TAC: signori miei, il dischetto con l’immagine TAC è stato trasportato dall’ospedale di Fabriano ad Ancona con un taxi! Ripeto: un taxi, andata e ritorno, per un dischetto! Ma di cosa vogliamo parlare? Di uno o due miliardi che risparmieremmo con la cartella informatizzata? Dei 3/5 miliardi che si risparmierebbero con l’utilizzo di piattaforme open source?

Da dodici anni si parla di una centrale unica di acquisti valida con un listino prezzi uniforme dalla Valle d’Aosta a Lampedusa. Ancora non si è però visto nulla, tantomeno i 2/7 miliardi che risparmieremmo. La lista dei risparmi sarebbe lunga, ma già così siamo sui 14 miliardi di euro.

Snobbiamo e ci permettiamo di riprendere, sanzionare e criticare dei medici che hanno in attivo almeno undici-dodici anni di studio e diamo i bottoni del comando a degli emeriti “cazzari” (permettetemi il termine vernacolare), molti seduti anche tra questi scranni, come si può dedurre dalle poche idee, confuse e contraddittorie, che sono emerse nel tentativo di avallare questo provvedimento. Questi “cazzari” sono la prima inappropriatezza da rimuovere.

Per evitare esami inutili occorre anzitutto visitare il paziente. Per una buona visita occorre tempo, ma se in ospedale vengono messe in lista quattro visite l’ora, è chiaro che, togliendo i cambi, le ridondanze burocratiche e gli orpelli, in meno di dieci minuti una visita semplicemente non si fa.

È chiaro dove volete arrivare: la fiducia apposta è data alle banche, alle polizze assicurative e ad un servizio sanitario privato che si deve sostituire ad un servizio sanitario pubblico. Infatti, continuando così, un cittadino, se non vuole essere vittima di una selezione naturale primordiale, dovrà assicurarsi: 500-1.000 euro di polizza all’anno, che, moltiplicati per 60 milioni di italiani, fa la cifra considerevole di 30-60 miliardi l’anno. Un bel business, non c’è che dire. Con stipendi pari a un quarto di quelli dei colleghi europei e con più responsabilità e stress e meno dignità personale e professionale, tra dieci anni, come disse un primario napoletano molto simpatico, in ospedale «non troverai nemmeno chi t’accide».

Questo è quanto desideravo dire, e qui mi fermo, perché mi sembra che le altre cose siano già state egregiamente dette dai miei colleghi. (Applausi dal Gruppo M5S).

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